sabato 14 marzo 2026

Fondazione Torlonia presenta The Torlonia Collection. Masterpieces of Roman Sculpture 14 marzo – 19 luglio 2026 Musée des beaux-arts de Montréal

 


Cantina Produttori Nebbiolo di Carema Le nuove annate a Vinitaly

 La Cantina Produttori Nebbiolo di Carema sarà presente a Vinitaly 2026, che si terrà a Verona dal 12 al 15 aprile. Durante le giornate della Fiera, sarà possibile degustare le nuove annate, che si preannunciano fin d’ora molto interessanti: Carema Doc 2022, Carema Doc Riserva 2021 e Carema Doc Anniversario 2020. Le annate 2020 e 2022 sono state miti e soleggiate e i vini hanno un profilo armonioso e piacevolmente fruttato. Il millesimo 2021, invece, si contraddistingue per un carattere più fresco e austero, sottile e profondo, nello stile più classico del grande nebbiolo di montagna di Carema.

La Cantina Produttori Nebbiolo di Carema è la realtà più importante del piccolo borgo piemontese e rappresenta l’espressione di una comunità che ha saputo tramandare nel tempo le consuetudini di una viticoltura eroica.  Fondata nel 1960, è ancora oggi è il punto di riferimento per i vini del territorio. Grazie all’impegno e alla passione tramandata di generazione in generazione, i viticoltori locali hanno plasmato il paesaggio montano, creando un vigneto unico al mondo. Un’architettura costituita da terrazzamenti, muretti in pietra, viti sostenute da alti piloni e pergole in legno di castagno, sui cui si allungano i tralci. Carema non è solo storia e tradizione, ma è anche un territorio di grande vitalità. Negli ultimi anni la Cantina Produttori Nebbiolo di Carema si è impegnata in un importante lavoro di recupero dei vigneti abbandonati, per dare nuovo sviluppo alla viticoltura locale e ripristinare un paesaggio naturale dal grande potenziale enoturistico. Attualmente la Cantina gestisce circa 15 ettari di vigneti situati a un’altitudine compresa tra i 300 e i 450 metri sul livello del mare, in una zona caratterizzata da un clima piuttosto freddo e con elevate escursioni termiche.   Grazie a queste particolari caratteristiche pedoclimatiche, a Carema il nebbiolo si esprime con un profilo di grande finezza e freschezza, in perfetta sintonia con le nuove tendenze di consumo, orientate verso vini rossi meno concentrati e potenti. La passione e la competenza di una nuova generazione di viticoltori, hanno contribuito ad elevare ulteriormente il livello dei vini, che oggi si posizionano ai vertici della produzione regionale. 

GUARDA LE LUCI, AMORE MIO tratto dall'omonimo libro di Annie Ernaux

 

venerdì 13 marzo 2026

ECCO IL TRAILER DI TABÙ. EGON SCHIELE al cinema il 20, 21, 22 aprile

 


 Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=Ejm-9mYZ0MI 




Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” torna nelle sale italiane. Si parte il 20, 21, 22 aprile con TABÙ. EGON SCHIELE, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios, diretto da Michele Mally, autore del soggetto che firma anche la sceneggiatura assieme ad Arianna Marelli. Ad accompagnare gli spettatori sulle tracce dell’artista c’è Erika Carletto, attrice esordiente capace di rievocare con il suo canto le atmosfere di Vienna e Praga di allora. A cavallo tra Otto e Novecento, queste città, mostrate attraverso filmati d’archivio, furono i centri propulsori delle rivoluzioni e delle contraddizioni che caratterizzano ancora la nostra contemporaneità. La colonna sonora, d’impatto fortemente emotivo, è caratterizzata dalle musiche originali composte ed interpretate dalla violinista Laura Masotto e sarà disponibile in digitale su etichetta Nexo Digital. L’elenco delle sale che proietteranno il film sarà presto disponibile su nexostudios.it e le prevendite apriranno a partire dal 20 marzo.

 

Nella “corsa folle” della vita di Schiele (1890-1918), costellata da centinaia di quadri e migliaia di opere su carta, c’è un eterno ritorno: quello al paese di nascita della madre dell’artista, Krumau, Český Krumlov oggi, in Repubblica Ceca. TABÙ. EGON SCHIELE si snoda a partire da qui: dall’Atelier Egon Schiele – la casa con giardino dove il pittore abitò con la compagna e modella Wally Neuzil. Proprio nella cittadina della Boemia, che ai tempi di Schiele faceva parte dell’Impero austro-ungarico, affonda la radice di un’arte capace di sovvertire le regole estetiche, morali e psicologiche del tempo e di condurci – ancora oggi – all’essenza dell’essere umano. È infatti dall’architettura di Krumau che Egon Schiele, ancora ragazzo, impara a osservare da una prospettiva inedita, destinata a diventare il marchio della sua visione e a tradursi nei suoi disegni: lo sguardo dall’alto. Una prospettiva capace di farci riflettere sulle dinamiche stesse del guardare, sulla sua “violenza” e sulla sua forza erosiva. Krumau è una città che alterna curve morbide – il fiume Moldava che abbraccia e allo stesso tempo stringe il centro storico – ed elementi angolari e spigolosi: le case medievali, le strade tortuose. Una figura per certi versi materna, come quella così presente nella produzione di Schiele, pronta a interrogarci sul desiderio inconscio di ritorno all’origine, sul tentativo di riconnettersi alla dimensione da cui dipende l’immagine che tutti abbiamo di noi stessi. Il rapporto di Schiele con la madre Marie, del resto, era segnato dalla mancanza di affetto e dal conflitto, così come solitudine e senso di estraneità segnarono la relazione con Edith Harms, sposata nel 1915 dopo l’abbandono del grande amore Wally. L’affinità elettiva più profonda restò sempre quella con la sorella Gerti, di cui solo oggi emergono nuovi dati biografici.

 

L’esplorazione di tutte queste connessioni visive e interiori è possibile grazie agli interventi di esperti e studiosi: Jane Kallir, curatrice del catalogo completo delle opere; Ralph Gleis e Elisabeth Dutz, rispettivamente Direttore e Curatrice capo dell’Albertina di Vienna; Kerstin Jesse, curatrice del Leopold Museum di Vienna; Verena Gamper, Curatrice del Belvedere di Vienna; Klára Sváčková del Museum Fotoatelier Seidel, Český Krumlov; Elio Grazioli e Otto M. Urban, storici dell’arte; Maddalena Mazzocut-Mis, filosofa; Micaela Riboldi, psicanalista; Amelia Valtolina, germanista; gli scrittori Romina Casagrande e Alessandro Banda; la regista Gerda Leopold.

 

Snodo cruciale del film è il 1910, anno in cui si afferma lo stile unico di Schiele. È proprio nel 1910 che la Cometa di Halley attraversa il cielo, lasciando una scia luminosa che unisce le latitudini e ridisegna le cronologie. Sotto quel cielo possiamo immaginare Egon che cammina per le strade di Praga insieme a Franz Kafka (1883-1924), altra figura ricorrente nel docufilm. Non vi è prova che i due si siano mai conosciuti o incontrati, ma il loro destino e la loro arte si incrociano allora come oggi, offrendoci nuove chiavi per penetrare anche l’universo kafkiano: il suo tempo onirico, il disturbo che continua a provocare, esattamente come spesso “disturbano” i corpi contorti di Schiele. Del resto, in quella Vienna fu proprio la percezione del tempo a cambiare: un tempo non più lineare e causale, ma condensato, affettivo, “fatale”, come le “ore stellari” di cui parlava Stefan Zweig, in cui nascita e morte sono legate in modo indissolubile. Tutti respiravano il senso di una fine. Nel 1918, anno in cui muoiono Schiele ma anche Gustav Klimt e molti altri protagonisti della Vienna d’oro, crolla l’Impero austro-ungarico, mentre nasce la Cecoslovacchia.

 

La storia di Egon Schiele finisce qui, mentre quella di Kafka continua. Ma è soprattutto il nostro mondo che, ormai, ha cominciato la propria storia: l’eterno ritorno, l’ossessione per la morte, l’autoanalisi istintiva e ossessiva, il sentirsi sbagliati e insieme sfacciatamente presenti al mondo rivelano uno Schiele talmente contemporaneo da dare ancora, violentemente, fastidio. Schiele ci costringe a pensare ai nostri tabù. Quelli di allora come quelli di oggi.

 

 

Per il 2026, la stagione di Nexo Studios La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia con i media partner Radio CapitalSky ArteMYmovies, e in collaborazione con Abbonamento Musei.

 

 

 

 

Harrykuminciamu: la Sicilia del vino riparte unita

 

PIERO FIGURA presenta “EGGS”: la nuova installazione tra pop art e surrealismo in occasione della Design Week 2026

 

Tavolo Unico sceglie Alessia Rizzetto PR & Communication per le attività di media relations e ufficio stampa

 



Alessia Rizzetto PR & Communication annuncia la nuova collaborazione con il ristorante Tavolo Unico. L’agenzia curerà le attività di ufficio stampa e le relazioni pubbliche del brand, accompagnandone lo sviluppo e la visibilità mediatica.

Fondato nel 2021 da Massimiliano Babila Cagelli e ospitato all’interno di una villa storica, Tavolo Unico nasce con l’ambizione di fondere alta gastronomia e arte in un’esperienza immersiva e fuori dagli schemi. Il ristorante si articola in sei sale, ciascuna progettata per accogliere un solo tavolo e impreziosita da opere artistiche e culturali di grandi maestri.

Una configurazione unica che permette agli ospiti di vivere il proprio tempo in un ambiente intimo e riservato, con la sensazione di essere accolti in una casa privata.

 

Festa del Papà: la Torta Tenerina al caffè e cioccolato da preparare per lui