venerdì 11 settembre 2026

La Galleria Borghese porta le Metamorfosi oltre il museo: i giardini diventano un teatro immersivo con lo spettacolo sul testo di Ovidio

 


28, 29 e 30 settembre, ore 20.00 e 21.15

 

La performance site-specific ideata da Giuliano Peparini,

prodotta e realizzata dall’INDA,

amplia il percorso della mostra

trasformando il giardino posteriore della Galleria Borghese in uno spazio di teatro, danza e arti visive

 


Roma 11/09/2026. Lunedì 28, martedì 29 e mercoldì 30 settembre, in occasione della mostra Metamorfosi. Ovidio e le arti dedicata al poeta latino, la Galleria Borghese amplia il racconto oltre lo spazio espositivo trasformando il giardino retrostante la palazzina in un grande teatro a cielo aperto con una performance immersiva site-specific dal titolo Le Metamorfosi, ideata e diretta dal regista e direttore artistico di fama internazionale Giuliano Peparini, prodotta e realizzata dall'INDA – Istituto Nazionale del Dramma Antico.

 

L'iniziativa rappresenta il momento culminante di un articolato programma di attività che ha accompagnato la mostra: incontri, approfondimenti, spettacoli, percorsi di mediazione e iniziative dedicate a pubblici diversi hanno costruito un'esperienza culturale ampia e partecipata, pensata per offrire una lettura multidisciplinare dell'opera di Ovidio e celebrare pienamente il poeta proprio nella Galleria Borghese, luogo in cui le sue Metamorfosi trovano una delle loro più straordinarie traduzioni artistiche nelle sculture e nei capolavori della collezione.

 

Lo spettacolo è stato interamente ripensato per dialogare con gli spazi monumentali di Villa Borghese. Non si tratta di una rappresentazione tradizionale, ma di un'esperienza artistica e sensorialenella quale teatro, danza, musica e video mapping accompagnano il pubblico lungo un percorso immersivo in cui il giardino diventa esso stesso scenografia e protagonista del racconto.

 

Prodotta dall'INDA, la performance riunisce artisti professionisti e giovani interpreti dell'Accademia d'Arte del Dramma Antico e della Peparini Academy, dando vita a una creazione corale che prosegue idealmente il percorso della mostra e ne amplia il significato.

 

Le grandi figure delle Metamorfosi prendono vita tra i sentieri, le statue e le alberature della Villa. Dafne rivive nella sua trasformazione in alloro, in un dialogo diretto con la natura circostante; Narciso restituisce il tema dell'identità e del riflesso attraverso il linguaggio del corpo e delle immagini; Orfeo ed Euridice raccontano il confine tra amore e perdita in una partitura scenica di intensa forza emotiva. Attorno a loro, gli altri protagonisti del poema emergono nello spazio come apparizioni, coinvolgendo gli spettatori in un racconto senza soluzione di continuità nel quale il paesaggio diventa parte integrante della narrazione e le trasformazioni immaginate da Ovidio sembrano compiersi davanti agli occhi del pubblico. La creazione nasce dall'esperienza maturata a Siracusa, dovein coproduzione con il Parco Archeologico della Neapolis è stata presentata dal 21 giugno al 5 luglio nella Grotta dei Cordari alle Latomie del Paradiso. Le ventidue repliche hanno registrato il tutto esaurito, confermando il grande successo del progetto, che per la Galleria Borghese si è rinnovato in una nuova versione site-specific, concepita appositamente per gli spazi storici di Villa Borghese.

 

Mettere in scena le Metamorfosi di Ovidio nei giardini della Galleria Borghese significa prolungare naturalmente l'esperienza dei visitatori” dichiara Giuliano Peparini. “Volevo creare uno spettacolo immersivo in cui fosse il giardino stesso a raccontare la storia. In Ovidio la natura è un personaggio a tutti gli effetti. Gli esseri umani diventano alberi, fiori, pietre o stelle. Qui gli alberi, i sentieri, le statue e la luce raccontano già le Metamorfosi. Noi abbiamo semplicemente rivelato il teatro che esisteva già”.

 

La direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti, afferma “La mostra sulle Metamorfosi di Ovidio alla Galleria Borghese e l’intervento di Isaac Julien nell’Uccelliera, dal titolo All that changes you. Metamorphosis. ci spingono già a riflettere sul concetto stesso di mito e trasformazione e sul testo di Ovidio come straordinaria miniera di idee e ispirazioni per gli artisti, non solo per il grande numero di storie che vengono raccontate, ma anche per le modalità del racconto, che intrecciano vicende e personaggi con pochissima sosta per il lettore, che viene avvolto da immagini potenti. Quando la sosta avviene, in genere ci troviamo immersi in uno spazio naturale, in una quiete temporanea che immediatamente si riempie di presenze umane e divine, di forze universali, di voci e di movimento. La collaborazione con l’INDA, di cui siamo veramente entusiasti, contribuisce a rendere vivo lo spirito del poema nello spazio della Villa”.

 

L'esperienza prosegue anche in digitale: attraverso un QR Code i visitatori possono accedere a contenuti di approfondimento dedicati ai personaggi delle Metamorfosi, al progetto artistico e al suo percorso creativo che vede insieme Fondazione INDA e Peparini Academy.

 

Lo spettacolo, della durata di 45 minuti, va in scena il 28, 29 e 30 settembre alle ore 20.00 e 21.15 Disponibilità fino ad esaurimento posti, biglietti su galleriaborghese.it

In occasione delle tre serate il museo sarà aperto e visitabile, anche con un biglietto integrato.

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GAMeC presenta SELMA SELMAN 1000 TEARS

 


1 ottobre 2026 - 24 gennaio 2027

GAMeC, Spazio Zero

 

In autunno alla GAMeC la prima mostra personale

dell'artista Selma Selman in un'istituzione italiana, parte del programma Pedagogia della Speranza.

 


 

www.gamec.it


Dal 1 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027, la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta 1000 Tears, la prima mostra personale dell’artista Selma Selman in un’istituzione italiana.

 

Tra le voci più significative della scena artistica internazionale, Selman – nata nel 1991 a Bihać, in Bosnia-Erzegovina – ha costruito gran parte della propria ricerca a partire dalla storia della sua famiglia e della propria comunità.

 

Intrecciando dimensione autobiografica e riflessione sociale, l’artista affronta i temi dell’appartenenza, della rappresentazione, della marginalizzazione e della discriminazione, indagando la possibilità di immaginare forme diverse di esistenza. La guerra si muove inoltre sottotraccia nei lavori di Selman come ulteriore asse portante della sua ricerca, rivelandosi come una realtà che continua ad abitare i corpi e le relazioni.

 

Fulcro del progetto, presentato nello Spazio Zero del museo, è una fotografia scattata durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, in cui compaiono l’artista bambina e alcuni membri della sua famiglia. L’immagine viene assunta da Selman come punto di partenza per ritornare alle persone ritratte, raccoglierne le testimonianze e interrogare il modo in cui il tempo trasforma le identità e le narrazioni, sia personali sia collettive.

 

A partire dagli incontri e dalle conversazioni con i protagonisti dello scatto, Selman sviluppa per la GAMeC un nuovo corpus di opere grafiche che traducono racconti e frammenti di vita in immagini sospese tra realtà e fiction. Sono in particolare le mani e i gesti a diventare il mezzo attraverso cui la memoria prende forma: alcune si stringono reciprocamente in segno di affetto o stringono i corpi; altre coprono, proteggono, guidano; altre ancora impugnano un Kalashnikov.

 

Al centro dello spazio espositivo sarà presentato un nuovo estratto di Crossing the Blue Bridge (2024), un film sviluppato a partire da un episodio vissuto dall’artista nel 1994 quando, durante un cessate il fuoco, la madre attraversò con le figlie il ponte di Bihać, noto come “Blue Bridge”, allora ricoperto di cadaveri e carcasse di cani. Per proteggerla da quella visione, la madre tentava di coprire gli occhi della bambina con una mano, mentre con l’altra reggeva le provviste alimentari appena acquistate. Il vento, che soffiava forte, le spingeva continuamente i capelli sul volto, impedendole di vedere e trasformando l’attraversamento in un’esperienza sospesa tra faticosa percezione e smarrimento. Nel film l’artista rievoca quella scena, ripercorrendo i passi di sua madre sullo stesso ponte trent’anni dopo. La memoria sembra restituire un passato attraversato da zone d’ombra; l’artista ha più volte descritto il rapporto con i luoghi della propria infanzia come una percezione segnata da un’oscurità persistente, in cui il ricordo coincide con immagini incomplete e talvolta inaccessibili. Allo stesso tempo, questa condizione continua a influenzare il modo in cui l’artista guarda al presente, suggerendo come il trauma sia una condizione che abita stabilmente il suo sguardo.

 

Nella sequenza di Crossing the Blue Bridge, proposta in loop, il volto dell’artista rimane costantemente celato allo sguardo. Lo spettatore segue una figura di spalle mentre corre verso qualcosa che non può essere visto e da cui, al tempo stesso, sembra fuggire. Lo spazio si carica così di presenze che, pur senza manifestarsi pienamente, condizionano il movimento e la percezione, creando un luogo in cui il visibile convive con ciò che viene evocato ma mai mostrato.

 

Questa tensione tra visione e occultamento attraversa l’intero percorso espositivo e ritorna nelle opere pittoriche realizzate su metallo, un materiale che Selman impiega spesso e che rimanda alla storia della sua famiglia, da generazioni dedita al recupero e al commercio di rottami. Conservando ammaccature, graffi e tracce del loro passato, queste superfici accolgono corpi e volti, capaci di trasformare lo sguardo in uno spazio di vulnerabilità ma anche di resistenza.

 

La mostra è parte di una serie di iniziative realizzate con il supporto del Club GAMeC – l’associazione degli amici del museo che dal 2005 sostiene le attività della Galleria, volte a promuovere la ricerca artistica contemporanea in tutte le sue forme.

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